We have 1 guest online
Cosa vedere
There are no translations available.

La Val Tramontina offre, oltre alle sue bellezze naturali, anche una serie di attrattive per i visitatori assidui ed occasionali. L'ideale sarebbe camminare per la valle e lasciarsi soprendere da queste piccole meraviglie nel momento in cui si troveranno sul vostro cammino, ma se non amate le sorprese e preferite sapere in anticipo cosa vi attende qui di seguito troverete una piccola guida.

 

I muralesI murales

Da diversi anni ormai la pro loco e il comune hanno promosso la realizzazione di murales che ritraggano gli antichi mestieri. Ad oggi è possibile osservarne più di quindici disseminati nel solo centro abitato di Tramonti di Sopra, ma altri sono visibili nella frazione di Chievolis sulla riva del lago di Redona.

I primi lavori sono stati realizzati nel 2005 da Stefano Urban ma ogni anno la particolare collezione artistica del paese si è arricchita grazie anche al lavoro di diversi artisti.

 

Le fornaci di calce

Fornace di calce

Nella costruzione delle case, dopo che il legno fu abbandonato a causa della sua facile infiammabilità e prima che il cemento diventasse monarca assoluto, erano i sassi ad essere la materia prima delle fondamenta e delle pareti portanti di ogni costruzione. Questi, che nella pedemontana e nella montagna friulana sono sempre stati gratuitamente disponibili in natura, venivano portati nel sito dove doveva sorgere la costruzione e quindi, giunti lì, venivano aperto o smussati per ottenere una superficie liscia gradie alla quale era possibile sovrapporli e ricavare i muri desiderati.

Questo tipo di costruzioni, però, sarebbero state ben poco resistenti se oltre ai sassi non fosse stata utilizzata anche la calce che, agendo da collante, rendeva i muri più resistenti e durevoli.
Si trattava di un materiale dunque particolarmente importante, addirittura fondamentale, che nella val tramontina è stato prodotto per molti anni. Qui, infatti, è possibile trovare tutti gli elementi primi che permettono la sua relizzazione: pietre, acqua e legna per il fuoco.

La calce veniva preparata accatastando le pietre all'interno della fornace. veniva poi costruita una cupola di pietre con lo scopo di trattenere il calore e infine veniva acceso il fuoco che bruciava per diversi giorni fino a che le pietre non erano cotte. Le conoscenze legate ai "tempi di cottura" così come alle pietre da utilizzare, ma anche al modo corretto di costruire le cupole delle fornaci, erano veri e propri segreti del mestiere, custoditi come tali dagli artisti/artigiani che ne erano a conoscenza.

Una volta pronta la calce questa veniva caricata nelle gerle delle donne di Tramonti che la trasrpotavano fuori dalla valle fin dove c'era richiesta di questo materiale.

Attualmente una delle più grandi fornaci restaurate si trova proprio di fronte all'entrata del picnic Sot trivea.

 

Il castello

A Tramondi di Sopra, non distante dal villaggio alpino, recentemente è stato rintracciato un sito castellano molto importante.
Nella borgata una delle strade più importanti era identificata con il toponimo di castello, ma non era ben chiaro dove potesse trovarsi questa struttura e, soprattutto, se negli anni l'antico maniero era andato perduto a causa di qualche distruzione.
Negli anni '80 Carlo Guido Mor aveva rintracciato un documento medioevale che si riferiva a questo enigmatico castello, ma nessuno si curò di indagare ulteriormente sulla sua localizzazione e sulla sua consistenza, tanto che nella serie di volumi sui castelli friulani curata da Tito Miotti non c'è nessun riferimento alla fortificazione tramontina. Nel 2003 una ricerca sulla microtoponomastica del catasto napoleonico del 1808 della Valle del Meduna ha permesso di individuare a quali mappali veniva attribuito il termine castello. In questo modo si sono potuti riscontrare sul sito i segni di un'antica struttura fortificata relativamente eccentrica rispetto al centro abitato della Villa di Sopra. Sul bordo sud-orientale dell'ampio terrazzo della "taviella" del paese, in corrispondenza di una profonda incisione in rocica determinata dal millenario lavoro delle acquea del Viellia, sono stati rinvenuti alcuni resti di strutture che possono essere rincondotte ad un insediamento Antico o Altomedioevale. Si tratta di un castello precedente al periodo della feudalizzazione della Patria del Friuli (XI secolo) caratterizzato da tecniche costruttive molto semplici e lontane dalla cultura del muro legato con al calce.

Sul luogo i segni più evidenti sono i resti, in parte interrati, di un ampio fossato e del parallelo argine difensivo. Infatti questa zona è chiamata anche la "Fous" per la profonda forra del torrente che garantiva la naturale difesa del castello su tre lati. Per i costruttori era stato sufficiente costruire le difese sul solo lato occidentale separando con opere artificiali la grande piana ghiaiosa della "Taviella" dall'ultima propaggine rocciosa della stessa. La difesa era probabilmente costruita con un setto di legna e terra, una sorta di grande cassone ligneo riempito con il terreno recuperato dalle operazioni di scavo nel fossato. Questa linea difensiva si attestava su un piccolo rilievo roccioso probabilmente difeso con strutture lignee.

All'interno del recinto veniva protetto uno spazio abbastaza ampio da poter accogliere le cose più prezione del villaggio, le persone, i raccolti e gli animali. Questo maniero non si trasformò mai in una residenza feudale perchè la riorganizzazione territoriale di età patriarcale fece perdere importanza al passo Rest rispetto alle altrie vie commerciali per la Germania.

La valle dei Tramonti rimase in possesso ad un importante ente ecclesiastico, il vescovo di Concordia, che si limitò a fortificare l'imboccatura della vallata con la costruzione del castello di Meduno. Il semplice maniero tramontino non fu più ristrutturato e degradò in modo rapido. Oggi queste semplici forme sono un patrimonio importantissimo perchè, pure nella leggerezza dei segni, testimoniano un'arte della guerra precedente alla riscoperta delle fortificazioni in pietra e calce. A Tramonti è possibile percepire come erano fatti gli antichi castelli in legno e terra prima che in età Bassomedioevale si procedesse alla loro ricostruzione in muratura. Proprio per questo motivo questo sito archeologico è singolare e merita di essere studiato dagli archeologi. (Moreno Baccichet)

 

Il formicaio

I campanili di Isauro

Realizzati in maniera artigianale con dei mattoncini di legno d'olivo da un artigiano locale, i campanili riproducono in scala campanili reali di diverse parti d'Italia. Le opere di Isauro, attualmente, occupano più di due stanza, e sono stati mostrati in televisione più volte tra le particolarità locali della nostra valle.
Mostra aperta tutto l'anno.

Guarda la galleria fotografica dei campanili di Isauro

 

Il formicaio

Un'attrattiva che piace in particolare ai più piccoli (sappiamo di più di qualche genitore trascinato a forza a vedere di persona questo piccolo capolavoro di ingegneria animale). Il grosso formicaio della formica rufa si trova nella zona del picnic, poco lontano dall'entrata.(guarda le foto del formicaio).

 

 

I mulini

Si pensa che la gente del luogo non andasse a macinare in altri paesi, ma, causa la mancanza di documenti, non è facile sapere quando fu costruito il primo mulino del paese, che si trovava in località Pradiel. Quel che rimane del mulino è un pezzo di legno ove poggiava l'asse della ruota, un pianerottolo e un muro. Probabilmente venne costruito tra il 1550 e il 1600, da un certo Canderan, (i Canderan abitavano a Tramonti nel 1600 come rilevato dai documenti, su ispirazione dei mulini visti durante i suoi viaggi. A quei tempi non era impresa di poco conto costruire mulini. Venne edificato secondo i canoni di allora che prevedevano  ingranaggi in legno e la tipologia rotativa a "molazza", cioè formata da due mole, fissate l'una sull'altra e montate du un'albero verticale. La mola inferiore , sostenuta da un perno, era fissa, mentre girava quella superiore. La loro funzione era quella di ridurre in frammenti più o meno fini di chicchi di grano, mais e quant'altro. guardando l'antica mappa, si nota che a finaco del mulino c'era la casa del mugnaio. Dalla documentazione , l'ultimo mugnaio della famiglia Canderan fu un certo Pietro detto "Tanaia". Nel 1868 succedette il mugnaio Crozzoli Pietro fu Giobatta. Non sappiamo fino a quando esistette  questo mulino .

MULINO DI FRASSANEIT: è ubicato nella borgata di Frassaneit, sul rio del Ghandarm. Oltre ai ruderi si notano i resti di un muro in sassi che serviva ad arginare l'acqua per la vasca di alimentazione, poi convogliata attraverso la "gora" di legno per azionare la ruota, anch'essa di legno. Il mulino fu costruito per la prima volta negli anni trenta, con la mola di "Pra di Leva" e dopo la guerra è stato rifatto utilizzando la macina del mulino di Pradiel. Non c'era un mugnaio fisso, ognuno macinava da sè il granoturco solitamente acquistato nella bassa pianura veneto- friulana.

Mulino di TramonfiMULINO DI PRADIEL: anche questo mulino sfruttava l'acqua del Rio del Mulin, captandola a sud del ponte in località Pradiel. Fu costruito nel 1866 dalla famiglia Crozzoli che ne è tutt'ora proprietaria: una pietra dei muri ne riporta le iniziali. Il mugnaio giobatta Crozzoli ritirava direttamente il grano dalle famiglie del paese e lo riconsegnava dopo la macinazione. Durante la seconda guerra mondiale subì devastanti danni e, nel 1944,la macina venne riportata inFrassaneit dai partigiani.

MULINO ZATTI: Mulino e segheria alimentati dalle vicine sorgenti sono di proprietà della famiglia Zatti. Probailmente costruito alla fine dell'Ottocento, ha cessato l'attività dopo l'ultima guerra. Le donne utilizzavano quest'acqua di sorgiva sopratutto in inverno perchè più calda. Le acque sono state incanalate a formare laghetti  e poi convogliate alla centrale elettrica, che forniva energia al paese già negli anni Venti. Nel 1920 venne installata una ruota idraulica, sostituita nel 1931 da una turbina.


Le chiese

In bella posizione panoramica, è situata la chiesa parocchiale di SAN FLORIANO MARTIRE di origine seicentesca. La faccia esterna, con portale architravato e un occhio cicrcolare centrale, è abbellita da una recente vetrata dell'artista Pierino Sam. L'interno ampio e armonioso nelle sue linee neoclassiche, si apre una sola navata, con il soffitto affrescato nel 1939 da Gino Marchetot. L'altare maggiore presenta una scenografia barocca in marmo policromo con due statue laterali, a sinistra San Floriano con in mano la palma simbolo del martirio, a destra San Domenico.

Altro edificio sacro è la chiesetta della MADONNA DELLA SALUTE in stile neogotico. Nel 1930 la facciata fu trasformata in mounmento ai caduti con l'inserimento successivo ai quattro lapidi di marmoree con i nomi dei caduti della prima e seconda guerra mondiale. All'interno il piccolo coro accoglie la statua della Madonna del Salute venerata con una grande festa la penultima domenica di novembre.

Da vedere anche la CHIESA EVANGELICA, inaugurata nel 1897, luogo di culto della locale comunità valdese fondata nel 1874 da Gio Batta Facchin Paronello.

A Chievolis in Val Silisia la chiesa che domina dall'alto il paese abbarbicato sulla montagna e che si specchia nelle acque del lago di Redona, è dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Sorta su auna precedente del 1741, fu iniziata nel 1870 e aperta al culto nel 1890.

La borgata di Redona, isola comunale del comune di Tramonti di Sopra, negli anni Cinquanta è stata sommersa dal lago artificiale, ivi compresa la chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo. Questa chiesa era stata ampliata e ristrutturata nel 1891 dove in precedenza esisteva un oratorio risalente al 1740. dopo la realizzazione del lago, la società costruttrice dei tre bacini artificiali, la S.A.I.C.I. , edificò l'attuale chiesa, sempre dedicata alla Beata Vergine del Carmelo e benedetta dal vescovo De Zanche nel 1952.